Giovani Comunisti/e circolo "Peppino Impastato" Partinico (PA)

giovedì 20 agosto 2009


realizzazione grafica del compagno Giuseppe Palazzolo.

mercoledì 19 agosto 2009

RIPRENDIAMOCI LA DIGA JATO

Questo scritto nasce qualche giorno fa, dopo una serie di mail scambiate con un ragazzo di Trappeto, Paolo Vitale, con il quale abbiamo conversato sulla situazione della diga jato e della rispettiva rete idrica, constatando la necessità di far qualcosa per il nostro territorio e pure al più presto. Nascono queste poche parole per dar vita ad un gruppo su facebook "Riprendiamoci la diga Jato", ma soprattutto per porre il problema alla cittadinanza e tentare di avviare una battaglia seria e concreta, unitaria e senza passerelle, proprio come ai vecchi tempi.

Che ne dite?

"La mafia e le forze conservatrici degli anni 60 la contrastarono in ogni modo.
La battaglia di Danilo Dolci era spregiudicata e coraggiosa davanti a chi avrebbe voluto che la terra rimanesse arida per arricchirsi sulle spalle dei contadini, era giusta perché il comprensorio dello Jato viveva e vive tutt’oggi essenzialmente di agricoltura, un’attività che necessita senz’altro di grandi masse d’acque, era realizzabile, tanto che nei primi anni 60 la diga Jato sorse nonostante tutte le più frivole opposizioni.

Neanche a dirsi, le speculazioni intorno a questo vasto ed importantissimo bacino d’acqua si sono manifestate fin dai primi mesi. Eppure, da decenni, migliaia di contadini con le loro famiglie, gente proveniente da tutti i paesi limitrofi, giovani e adulti, hanno sempre lottato, manifestato, stretto i denti per un diritto inalienabile, l’acqua. Un bene pubblico, che oramai si considera oro bianco: la privatizzano, la affidano a coloro che si arricchiscono di milioni e milioni di euro, senza degnarsi di investire il denaro quanto meno per la corretta ed efficiente gestione dell’invaso.

Le campagne stanno ritornando aride, intanto la nostra acqua viene pompata a Palermo mentre più del 50% è da considerarsi persa in un percorso di tubature mai rinnovate, che versano in condizioni pessime, la maggior parte delle quali peraltro in amianto.

Altre considerazioni? Vogliamo lasciarle fare a tutti voi che deciderete di far parte di questo gruppo e in futuro di un possibile comitato pubblico che speriamo si riesca a costituire.

Nel frattempo, teniamo a precisare che l’obiettivo certamente non è quello di rimanere davanti ad un computer. Perciò poiché il problema è solamente di tipo politico, ossia un panorama disgustante tra coloro che vogliono arricchirsi sulle nostre tasche e chi ignora l’agricoltura locale perché esigua fonte d’arricchimento, prendiamo esempio da Danilo Dolci e torniamo a mobilitarci.
A scrivere sono due giovani, che nutrono ancora la speranza di rianimare la sana politica e la giusta collaborazione tra le forze sociali per risolvere un problema grave, che incide sulla vita di tutti noi.

Che fare? Innanzitutto creare un’ampia rete di collaborazione e provare ad organizzare degli incontri informativi avendo come obiettivo la costituzione di un comitato per la diga Jato. In seguito, dopo aver analizzato e compreso le complesse dinamiche che hanno avuto al centro l’invaso Poma, darci degli obiettivi realizzabili a breve e lunga scadenza. Insomma ritorniamo protagonisti, riprendiamoci ciò che è nostro ed è essenziale per la vita dell’intera comunità.

LANCIAMO L’APPELLO CON LA SPERANZA DI RICEVERE TANTISSIME ADESIONI, MA SOPRATTUTTO ALTRETTANTE IDEE E PROPOSTE SU COME MEGLIO INTRAPRENDERE QUESTO PERCORSO.

Solamente alzando la voce potremo ottenere qualcosa di concreto. È di qualche giorno fa la notizia che più di 50 milioni di euro sono stati dati ai consorzi di bonifica da utilizzare per le reti idriche siciliane. Se questi soldi verranno realmente investiti, ora come ora è lecito nutrire qualche dubbio, tuttavia, al di là di questo vizio di forma, tra i beneficiari non risulta la nostra diga. Evidentemente chi dovrebbe rappresentarci, non lo fa."

Gianluca Ricupati
Paolo Vitale

Per contattarci: gianluca_89@hotmail.it oppure scrivete qui!

lunedì 17 agosto 2009

Comunicato stampa: “Cordoglio per la morte di Vincenzo Impastato”

Vincenzo Impastato aveva appena 26 anni ed era sottoufficiale dell’Esercito Italiano.Se ne é andato dopo una breve malattia lasciando nel dolore gli amici, gli affetti, la sua famiglia. Il Partito della Rifondazione Comunista di Partinico circolo “Peppino Impastato” ed i Giovani Comunisti sono vicini alla sua famiglia e al compagno Baldassare, provati da un così grave lutto.

lunedì 10 agosto 2009

CINEFORUM - PROIEZIONE DEL FILM "PAZ!"


MERCOLEDì 12 AGOSTO alle 21, quarta tappa del nostro cineforum tematico. Sarà proiettato il film "PAZ!".
APPUNTAMENTO PRESSO LA COOPERATIVA NOE (Borgo Parrini, Partinico) MERCOLEDì ALLE ORE 21.

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Siamo a Bologna, alla fine degli anni '70. Tre storie si intrecciano e scorrono parallele durante una sola giornata, dalle 4 del mattino all'alba del giorno successivo. I tre personaggi sono: Pentothal, un artista del sud molto pigro, Enrico Fiabeschi, studente fuoricorso, Massimo Zanardi, altro studente malandato e quasi cattivo. Le tre storie raccontano il disagio di quella generazione ed il loro modo di opporsi ad un tipo di società e di vita che non li soddisfa.
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VI ASPETTIAMO!

giovedì 6 agosto 2009

CINEFORUM - PROIEZIONE DI "COME UN UOMO SULLA TERRA" - questa sera ore 21

Questa sera, giovedì 6 agosto alle 21, terza tappa del nostro cineforum tematico. Al centro della proiezione del film-documentario "COME UN UOMO SULLA TERRA" sarà il tema dell'immigrazione.

Alla proiezione seguirà un DIBATTITO con Madou Tourè (responsabile migranti PRC Palermo).

APPUNTAMENTO PRESSO LA COOPERATIVA NOE (Borgo Parrini, Partinico) questa sera ALLE ORE 21.

Perchè questo tema?

Perchè l’azione culturale delle destre e dei media sta portando all’identificazione immigrato = delinquente, ossia alla costruzione di un capro espiatorio della situazione critica che sta vivendo per altri motivi l’Italia.

Perchè se da un lato la mancanza di Rifondazione Comunista all’interno del Parlamento non sta facendo altro che privilegiare i ricchi e massacrare le condizioni già difficili dei più deboli e, tra questi, degli immigrati adesso criminalizzati anche dalla legge; dall'altro noi dal basso, dal radicamento sul territorio, dimostriamo di essere sempre presenti e a fianco dei più deboli.

Per questo e tanto altro ancora, vi aspettiamo!

sabato 1 agosto 2009

Uccidono gli atenei del sud, la chiamano meritocrazia

di Fabio de Nardis (Responsabile nazionale università e ricerca Prc)

Il Governo dà il via libera alla ripartizione del fondo premiale di 525 milioni destinato alle università “virtuose” ed è subito polemica. La Gelmini lo spaccia come un grande risultato. Finalmente le Università vengono premiate in base ai risultati ottenuti sul piano della ricerca e della didattica, eppure non mancano le contraddizioni. Quasi tutte le Università del mezzogiorno subiranno un ulteriore diminuzione delle risorse già ridotte ai minimi termini dalla legge 133 che, ricordiamolo, prevede un taglio dei finanziamenti pubblici pari a 1,5 miliardi di euro. Risultati eccellenti li ottengono invece alcuni atenei del Nord, come l’Università di Trento o i Politecnici di Milano e Torino. Un duro colpo lo ricevono Università prestigiose come La Sapienza di Roma (il più grande ateneo d’Europa), l’Orientale di Napoli, l’Università di Bari e di Perugia. Eppure, andando a guardare i parametri di valutazione, ci rendiamo conto come le carte siano truccate.

In merito alla qualità della ricerca, si è tenuto conto per il 50% delle valutazioni del Civr relative al triennio 2001-2003, penalizzando le Università più giovani, come quella di Foggia che nasceva un paio di anni prima. Un altro 50% della valutazione si è basato sul criterio dei finanziamenti ottenuti da enti esterni o dalla Comunità europea. Questo parametro privilegia le Università monotematiche, come sono appunto i Politecnici, rispetto alle Università generaliste che coprono ogni campo dell’umana conoscenza, dalle scienze fisiche alle scienze umane e sociali. Inoltre va detto che scrivere un progetto di ricerca europeo non è facile, non basta un team di ricerca all’avanguardia. Occorre interpretare il linguaggio della burocrazia di Bruxelles anche grazie a strutture apposite in grado di accompagnare i ricercatori per tutto il percorso di compilazione del progetto. Il governo nulla ha fatto in questo campo. L’Università di Trento è stata lungimirante ma non va dimenticato che si trova in una Provincia a statuto speciale, in possesso di una quantità di risorse superiori a quelle di qualsiasi altro ateneo.
Nessuna considerazione è stata fatta sul contesto in cui alcuni atenei si trovano ad operare. Facile ottenere finanziamenti quando ci si trova in un territorio caratterizzato da un tessuto imprenditoriale e finanziario diffuso, diversa è la situazione in quelle provincie, quasi sempre meridionali, dove tali opportunità non esistono ma l’Università riesce comunque a svolgere il ruolo di stimolo allo sviluppo territoriale e di emancipazione sociale per migliaia di cittadini e cittadine.
Addirittura un parametro di valutazione è stato la quota di laureati che trovano un’occupazione a tre anni dal conseguimento della laurea. Eppure questo dato non dipende dagli atenei ma dal tessuto sociale. Se a Trento esiste complessivamente un tasso di disoccupazione poco superiore al 2% mentre nella maggior parte delle provincie meridionali supera il 15%, è chiaro che in queste realtà le opportunità sociali siano molto ridotte e non per responsabilità del sistema universitario. Nessuna considerazione viene poi fatta sul tipo di occupazione che sovente non corrisponde al percorso di studi scelto, ma di per sé rappresenta un ripiego, senza contare il numero oscuro dei lavoratori in nero, specie al Sud, che sono fuori statistica. Pesa poi la percentuale dei fuori-corso, che guarda caso sono perlopiù studenti lavoratori; o la quota di docenti interni, e non dunque presi a contratto, per coprire gli insegnamenti previsti nei corsi di laurea. Ma come pretende il governo di far sì che tutte le Università di adeguino a questi standard, di per sé opinabili, se poi taglia risorse e blocca i nuovi reclutamenti? Arriva a riguardo la notizia dello sblocco dei concorsi banditi il 30 giugno 2008, ci aspettiamo che il governo dia immediatamente mandato per la formazione delle commissioni, dopo aver fermato tutto per oltre un anno a causa di una riforma dei meccanismi concorsuali che alla fine poco incide sulle incrostazioni baronali presenti in tutti gli atenei italiani.
Insomma. Dietro a questa classificazione ben poco virtuosa, si nasconde il progetto regressivo di un governo che punta a distruggere l’Università pubblica valorizzando degli pseudo-poli di eccellenza che tagliano fuori centinaia di migliaia di studenti proletari che mai si potrebbero permettere la de-regionalizzazione o il pagamento di maxi-tasse come quelle che saranno applicate nei prossimi anni per far fronte ai pesanti tagli previsti dalla passata finanziaria.
Il risultato? Che grandi Università del centro-sud, all’interno delle quali si sviluppano settori di eccellenza, come La Sapienza di Roma, l’Università del Salento, l’Orientale di Napoli rischiano il fallimento, mentre al settimo posto nella classifica di virtuosità troviamo l’Università di Roma “Foro Italico” che con i suoi 2000 studenti e 60 docenti e la sola Facoltà di Scienze Motorie (ex Isef) otterrà un significativo incremento dei finanziamenti. Ma come dire, nell’era di Berlusconi, lo sport è la metafora della politica italiana. Cosa importa se interi dipartimenti di fisica, medicina e scienze tecnologiche chiuderanno nel giro di pochi anni? Ma il Governo non gioisca, il movimento è pronto a scaldare l’autunno.

mercoledì 29 luglio 2009

CINEFORUM - PROIEZIONE DI "DIVERSO DA CHI?" GIOVEDì 30 h21

Prosegue il nostro cineforum.

Giovedì sarà proiettato "Diverso da chi?" (con Luca Argentero) sul tema dell'omosessualità.

L'appuntamento è per giovedì 30 alle 21 presso la cooperativa Noe nel borgo Parrini, frazione di Partinico.

La cittadinanza è invitata a partecipare!

Per info: gianluca_89@hotmail.it o 3287252134

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Piero è fidanzato da quattordici anni con Remo, col quale convive in una città del nord-est. Impegnato in politica e attivista gay, si ritrova candidato sindaco per il centrosinistra. Per la campagna elettorale, gli viene affiancata Adele, ultramoderata antidivorzista, incapace di parlare senza inserire la parola "famiglia" in ogni singola frase. L'inizio del rapporto di lavoro è disastroso ma, quando Remo suggerisce a Piero di smetterla di attaccarla e di cercare di ingraziarsela, le cose cambiano radicalmente e la frequentazione tra uomo e donna porta alla conoscenza che porta all'amore. Che ne sarà ora della sua immagine di simbolo gay? E come dirlo a Remo senza rischiare di farsi lasciare?

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martedì 21 luglio 2009

CINEFORUM - "IL DOLCE E L'AMARO" - 23 LUGLIO ORE 21

Questa sera i Giovani Comunisti/e di Partinico e l'Associazione Culturale Democratica '77 daranno inizio ad un cineforum estivo.

Il primo film in calendario è "Il dolce e l'amaro" e sarà l'occasione per confrontarsi sul tema della mafia e dell'antimafia in un luogo e con degli ospiti d'eccezione.

L'appuntamento è per questa sera alle 21 presso la cooperativa Noe (che gestisce terreni confiscati alla famiglia mafiosa dei Madonia) nel borgo Parrini, frazione di Partinico.

Dopo la proiezione seguirà un dibattito con dei ragazzi di Bergamo e Modena, che sono qui a lavorare per una settimana sui terreni confiscati alla mafia!

La cittadinanza è invitata a partecipare!

Per info: gianluca_89@hotmail.it o 3287252134

sabato 11 luglio 2009

No global a L'Aquila "Siamo tutti dei terremotati"

"Statale 17, com'è lunga da far tutta, romba svelto l'autotreno, questo cielo ancor sereno sembra esplodere d'estate…". La canzone di Guccini torna in mente a sprazzi nella memoria del cronista.
E' stata scritta mezzo secolo prima del terremoto aquilano, del G8 di Obama e Berlusconi, del corteo dei diecimila - stando agli organizzatori - che ha sfilato sotto il medesimo sole, sulla stessa statale, nel paesaggio spettrale della prima estate da sfollati per decine di migliaia di aquilani: tendopoli dove si boccheggia di giorno e si battono i denti la notte, cantieri delle new town improvvisati in siti spesso a rischio idrogeologico (e senza mai sfiorare i terrreni della Curia), polizia e soldati a presidiare ponti, alture, svincoli, centri commerciali sbarrati non si sa se per il terremoto o per il terrore per i black bloc. E macerie. Guccini non c'era a marciare nel silenzio irreale dei rari momenti in cui non ci fosse un elicottero a pedinare la carovana di pullman, camioncini e macchine che ha scaricato i manifestanti nella stazione in disuso di Paganica, uno dei sobborghi, tra Onna e L'Aquila, squassati dalle scosse dal 6 aprile in poi. Guccini, pare, fosse a inaugurare una festa di giovani di destra da qualche altra parte. «Ma chi, Guccini quello di "Piazza Alimonda"?», esclama un ragazzo, nemmeno vent'anni di Epicentro solidale, l'unico dei comitati aquilani ad aver aderito alla manifestazione che s'è svolta, manco a dirlo, senza gli incidenti evocati dalla campagna forsennata di stampa che aveva provato a speculare sulle divisioni tra comitati aquilani e reti nazionali sull'opportunità di una scadenza centrale dopo le azioni diffuse in decine di città contro il G8.
Alla fine, sembra quasi che abbia una punta di rammarico il procuratore capo Rossini quando ammette che tutto è andato bene: «Ma fino a domani - avverte - manteniamo l'allerta, peraltro generico». Le agenzie indugiano su quattro bottigliette di plastica vuote che volano contro la schiera di celere che sbarra l'ingresso al Corso. Qualche funzionario col casco ringhia e brandisce il manganello. La tensione è durata un attimo, i giovanissimi "duri" - un po' italiani e un po' stranieri - sono pochissimi e quasi alieni dal resto della manifestazione. Dal microfono arriva l'esortazione di Anubi: «Torniamo a casa ad abbracciare i nostri compagni rilasciati». Anche le notizie su un fermo per quattro toscani ad Avezzano si ridimensionano subito. I teoremi si sgonfiano al pari delle divisioni inventate da Pd e Cgil contro i no global e anche alcuni frequentatori del 3.32, spazio autogestito aquilano che non ha aderito al corteo, si fanno vedere tra i marciatori. «Noi siamo altermondialisti e terremotati nello stesso momento - spiega Stefano Frezza dell'Epicentro solidale - non è possibile estraniarsi dal contesto: questa manifestazione era giusto farla». Dall'altra parte Giuseppe De Marzo di A Sud: «Noi non la boicottiamo ma non c'è stato il tempo per costruirla assieme agli aquilani». In mezzo ci sono sia le astuzie di chi, tra i comitati, prepara il proprio futuro politico in città, sia le difficoltà del movimento. Genova 2001 sembra lontana anni luce. «La dimensione di massa è tutta da ricostruire - dice Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione il cui spezzone era, forse, il più visibile nel corteo - quello che è in crisi è la relazione tra le reti che ci permise di costruire il Genoa social forum. E' una crisi parallela a quella della sinistra politica, la cui riaggregazione non è sufficiente senza una ricomposizione delle reti dell'opposizione sociale». La proposta dei comitati contro la crisi, in vista dell'autunno, sembra simile a quella proposta da Flavia D'Angeli di Sinistra critica: «Ma deve essere una riaggregazione di ciò che si esprime dal basso per costituire un luogo comune che serva a impattare la crisi».
In strada ci sono le bandiere del Patto di base (Rdb, Cobas e Sdl) che si sono ostinate a convocare il corteo nazionale per intercettare «le lotte per casa, lavoro e diritti contro un G8 che non parla di crisi se non per salvare le banche», spiega il coordinatore Rdb, Pierpaolo Leonardi. Bandiere rosse delle sigle comuniste, striscioni di studenti da Palermo, Napoli, Milano, Roma, una cospicua partecipazione dalla Campania, i No Ponte, i vicentini, i pompieri Rdb, comitati di lotta per la casa, centri sociali, il forum ambientalista, Attac e i "reduci" dai G8 tematici di Siracusa, Sassari e Lecce. Ecco quello che si vedeva sulla Statale 17. Davanti al campo di Bazzano si leva uno slogan: «Tutti fuori dalle tende!». I curiosi assiepati come al passaggio del Giro. I legali avranno poco lavoro ma sono presenti dalla testa alla coda del corteo.
I giovani comunisti sono venuti con lo stesso striscione ("Requisire le case sfitte agibili") con cui hanno partecipato il giorno prima all'occupazione del Rotilio Center, uno dei centri residenziali-direzionali agibili ma vuoti. «Ci sono 3mila appartamenti invenduti - dice Francesco Marola, dei Gc aquilani mentre si sfila davanti a uno dei cantieri di new town su una collina argillosa - noi chiediamo la requisizione reale, non quella finta messa in scena dal sindaco Cialente. Quella è una messa a disposizione da parte di qualche privato con indennizzi (10mila euro a metroquadro) superiore al mercato di prima del sisma». «Noi e gli aquilani abbiamo fatto scelte diverse ma tutti contro il G8, la mentalità dei campi è cambiata», nota Renato Di Nicola dell'Abruzzo social forum. Salendo verso Porta Napoli fiorisce qualche scritta sui muri: "Meno F35, più case", "Aldrovandi vive", le magliette ricordano Carlo Giuliani e altre stagioni di movimento. I diecimila varcano Porta Napoli tra sagome deformate di palazzi e macerie. Marco Ferrando, del Pcl, spera che questo corteo abbia una «ricaduta sulla mobilitazione aquilana per il controllo popolare sulla ricostruzione». «Bisogna agire sia per un reinsediamento sociale che per una contrattazione sociale sulla questione casa», dice Francesco Piobbichi delle Brigate di solidarietà attiva, altro soggetto interno ai comitati e ai percorsi di movimento. Tutto è filato liscio. Il portavoce Cobas, Bernocchi è soddisfatto_ «Non c'è stata divisione tra noi e gli aquilani che anzi hanno aperto il corteo». Un bello smacco per l'alleanza Caselli-Maroni che ha seminato arresti e cariche prima del G8.
Checchino Antonini da Liberazione

martedì 7 luglio 2009

Giovani Comunisti: repressione in corso è segno di una democrazia fragilissima

La repressione in corso in queste ore a Roma e in diverse altre città italiane è il segno di una democrazia fragilissima.

Soltanto a Roma sono stati fermati più di trenta studenti dopo che la polizia ha caricato un corteo pacifico di centinaia di studenti e ha inseguito uno per uno gli studenti dispersi. I Giovani Comunisti esprimono solidarietà ad ognuno di loro e continuano a manifestare al fianco di quanti, in questi giorni, hanno dato vita a manifestazioni di proteste nelle Università e nelle piazze.

È una vergogna inaccettabile per uno Stato democratico, che segue le perquisizioni e gli ordini di cattura emessi dalle questure nella giornata di ieri.

Si vuole annichilire un movimento capace di riversare nelle piazze centinaia di migliaia di studenti uniti nella lotta per una istruzione libera e pubblica, che sentono il peso delle politiche neoliberiste e della crisi economica a che, per questo, chiedono che questo prezzo sia causato da chi questa crisi l'ha voluta e causata.

Le mobilitazioni del movimento di questi giorni dimostreranno che esso è maturo e che non cadrà nella trappola delle provocazioni.


07.07.09 - De nardis, Prc: Fuori la polizia dalle Università
06-07-2009 | De Nardis: G8, Rifondazione comunista sostiene le azioni degli studenti u...
02-07-2009 | G8, contro il disastro globale il Prc sarà in tutte le manifestazioni
06-07-2009 | Arresti provocatori. Dichiarazione di Alfio Nicotra, responsabile naz. movi...
06-07-2009 | Repressione movimento. Forenza e Di Sabato, segr. naz Prc e Osservatorio Re...
06-07-2009 | G8, arresti dettati dalla politica. Dichiarazione di Luciano Muhlbauer

venerdì 19 giugno 2009

POLITICA CLIENTELARE SUL BENE CONFISCATO DI VIA ENRICO FERMI

Avevamo ragione. L’assegnazione del bene confiscato alla mafia di via Enrico Fermi da un lato rinnega pienamente quella che era la destinazione a centro giovanile della struttura, decisa anni fa dal consiglio comunale, dall’altro lato si è fondata sui soliti criteri clientelari che mirano a favorire soltanto gli amici della giunta Lo Biundo, che da un anno sta spartendo la torta delle risorse partinicesi a parenti e sostenitori della campagna elettorale.

Avevamo sollevato più di un mese fa le nostre pesanti perplessità sull’impostazione del bando stilato dal Comune, che di fatto escludeva le realtà giovanili dall’assegnazione e sembrava a priori “cucito” sopra qualcuno.

Con altre realtà giovanili della sinistra di Partinico e associazioni apartitiche, raccogliemmo addirittura in fretta e furia 300 firme presentate in un incontro a lungo agognato con l’assessore Panzavecchia e rimaste evidentemente in un cassetto, dato che si conosceva già chi doveva essere il destinatario dell’edificio.

Il vincitore della gara indetta è di fatto un consorzio fittizio, creato per permettere alle 2 associazioni, “Carabinieri in pensione” e “Combattenti e Reduci”, di ottenere il bene, che già molti mesi fa il sindaco Lo Biundo aveva loro promesso. E il tutto con la complicità dell’associazione Gatto Silvestro, coinvolta solamente per ottenere più punteggio, avendo già da anni in assegnazione un bene in c/da Albachiara, dove non è mai stata avviata alcuna attività e che come sappiano è in totale stato di abbandono.

Le 3 associazioni hanno in campagna elettorale appoggiato palesemente la coalizione di Lo Biundo.

Fare clientela proprio sui beni confiscati alla mafia in una terra afflitta da Cosa Nostra è veramente aberrante e il fatto che associazioni, come le suddette, che rappresentano forze militari, prestino il fianco a giochetti di tal genere, nega veramente il concetto di legalità, che proprio essi in primis dovrebbero tutelare.

Questa breve cronistoria palesa le ragioni per cui riteniamo l’assegnazione del bene assolutamente illegittima e ne chiediamo a gran voce l’immediata revoca.

Sarebbe opportuno in seguito avviare un discorso unitario con tutte le realtà del comprensorio per istituire nella struttura un centro ricreativo-giovanile, come abbiamo già concretamente chiesto all’assessore al ramo.

È paradossale che una Amministrazione giovane, che si spacciava per il rinnovamento di Partinico, ignori totalmente le richieste dei giovani e continui a perpetrare questo tipo di politica sporca e clientelare.

Giovani Comunisti/e

Sezione Peppino Impastato di Partinico

venerdì 12 giugno 2009

La mafia ringrazia

di Giuseppe Di Lello su Il Manifesto del 11/06/2009

Il vero problema per le intercettazioni telefoniche era quello della loro pubblicazione e, quindi, del rispetto della privacy di persone che, seppur non implicate nelle indagini, venivano sbattute in prima pagina, spesso a causa della loro notorietà. Il governo però ha preso al volo l'occasione per regolare i conti con il sistema stesso delle intercettazioni, con i magistrati e con la stampa, uniti in una specie di «grumo eversivo» che in questi ultimi anni tanto danno ha fatto agli affari berlusconiani, pubblici e privati.
In un Paese afflitto da una cronica elusione delle leggi, la maggioranza di centrodestra sta rendendo ulteriormente complicato i controlli di legalità e, procedendo a colpi di voti di fiducia, oggi frena le indagini e imbavaglia la stampa come antipasto al già depositato progetto di riforma del processo penale che lo allungherà in ossequio alla certezza non della pena, ma della prescrizione.
Le modifiche alle intercettazioni prescindono, innanzitutto, dal necessario carattere d'urgenza e tempestività richiesto dalle circostanze. La richiesta del pm infatti deve essere vistata dal procuratore capo e inviata non più al gip del tribunale competente, ma al gip del tribunale del capoluogo del distretto della corte d'appello nel cui ambito ha sede il gip competente che, poi, dovrà decidere in composizione collegiale. Cioè se, per esempio, il gip competente è quello di Agrigento, la richiesta va inviata al gip del tribunale di Palermo che, appunto, è il tribunale del capoluogo del distretto. Alla sicura perdita di qualche settimana di tempo, si deve aggiungere che l'intercettazione può essere disposta solo se vi sono «gravi indizi di colpevolezza» ed è «assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini»: ma ciò attiene già ad una fase di acquisizione di prove abbastanza tranquillizzante per l'accusa e, pertanto, l'intercettazione sarebbe assolutamente superflua.
Le intercettazioni non possono durare più di trenta giorni, prorogabili per altri trenta giorni in due volte, ma per una serie di reati gravi i termini possono essere prorogati per tutta la durata delle indagini preliminari e basta che ci siano sufficienti indizi di reato. E' abbastanza chiaro che queste modifiche restrittive comporteranno gravi intralci alle indagini, specie per i reati dei «colletti bianchi» che, a questo punto, saranno pressoché impossibili per il combinato disposto dei gravi indizi di colpevolezza e della tagliola temporale.
Seppur intralciate, di esse comunque non se ne potrà avere notizia «anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari». Fatte salve le persone non implicate nelle indagini, perché ci deve essere un così pesante vulnus per il diritto all'informazione afferente, per giunta, anche a fatti sui quali non c'è nemmeno il segreto istruttorio?
I tempi delle indagini preliminari sono a volte lunghi - soprattutto quelli che riguardano la criminalità organizzata - e sulle grandi inchieste calerà un silenzio tombale, rafforzato da pesanti sanzioni sia per i giornalisti (per i quali è addirittura previsto il carcere) che per i magistrati.
E' proprio a partire dall'inizio delle indagini che il diritto all'informazione deve dispiegarsi nella sua interezza se si vuole un vero «controllo sociale» sulla effettività e completezza delle stesse specie ora che si profila all'orizzonte una notizia di reato sottratta ai pm e affidata interamente alla polizia e, cioè, all'esecutivo.
Avremo un paese imbavagliato a maggior gloria dei criminali che truffano lo Stato, corrompono, devastano l'ambiente e attentano alla salute o alla vita dei cittadini o degli operai nei cantieri, tanto per fare qualche esempio esemplificatorio e non esaustivo. A chi giova tutto ciò se non ad una maggioranza di governo che nell'illegalità diffusa trova un grande bacino di consenso sociale ed elettorale?
C'è però, ed è necessario che monti e si rafforzi, una altrettanto grande area di opposizione sociale ed istituzionale a queste norme liberticide, a partire dai magistrati, dalle forze di polizia e dalla stampa, fino ai «semplici» cittadini, tutti espropriati dal diritto-dovere di contrastare l'illegalità e di essere informati sulle malefatte del potere: la sinistra, dovunque essa sia, ha una ulteriore occasione di ritrovare compattezza intorno ai valori di legalità così palesemente calpestati.

giovedì 11 giugno 2009

25° anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer

1922: Enrico Berlinguer nasce a Sassari il 25 maggio, primo di due fratelli ( Giovanni, il secondogenito, è del 1924) da Mario Berlinguer, avvocato, e Maria Loriga;

1937-1943: frequenta il liceo classico Azuni di Sassari conseguendo la maturità nel 1940. Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Sassari, sostenendo tutti gli esami e progettando di laurearsi con una tesi su “ Filosofia del diritto: da Hegel a Croce e Gentile”, Nell’ottobre del ’43 si iscrive al Partito Comunista Italiano, diventando Segretario della sezione giovanile di Sassari;

1944: il 7 gennaio viene arrestato perché ritenuto uno dei responsabili dei “moti per il pane” verificatosi in quei giorni a Sassari. Il 25 aprile viene prosciolto e scarcerato. Nel mese di maggio viene nominato responsabile della Federazione Giovanile Comunista di Sassari. Nell’autunno si trasferisce a Roma ed entra a far parte della Segreteria Nazionale del Movimento Giovanile Comunista;

1945: dopo la Liberazione è a Milano come responsabile della Commissione giovanile centrale del P.C.I;

1946: torna a Roma;

1948: al VI Congresso del PCI ,svoltosi a Milano dal 5 al 10 gennaio, viene eletto membro effettivo del Comitato Centrale e membro candidato della direzione del partito;

1950: al Congresso nazionale dell’appena costituita Federazione Giovanile Comunista Italiana svolto a Livorno dal 29 marzo al 2 aprile, viene eletto Segretario Generale, carica che manterrà fino al 1956; assume la Presidenza della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica che ricoprirà fino al 1952;

1956: con l’VIII Congresso del PCI esce dalla Direzione centrale ed assume l’incarico di direttore dell’Istituto Centrale di Studi Comunisti;

1957: si sposa il 26 settembre con Letizia Laurenti, dal cui matrimonio nasceranno quattro figli (Bianca, Marco, Maria e Laura); sempre in questo mese torna in Sardegna come Vice Segretario Regionale del PCI;

1958: nel mese di luglio torna a Roma ed entra a far parte della Segreteria Nazionale e dell’ufficio di Segreteria del PCI;

1960: al IX Congresso del PCI è nominato membro della Direzione, responsabile dell’ufficio di Organizzazione del partito fino al 1962;

1962: al X Congresso di Roma entra a far parte della Segreteria come responsabile dell’Ufficio di segreteria;

1964: membro della delegazione che partecipa al Congresso del Partito Comunista Francese esprime il rifiuto del PCI di condannare la politica del Partito Comunista Cinese;

1966: all’XI Congresso di Roma esce dalla Segreteria del Partito, entrando nell’Ufficio Politico. Nel mese di febbraio diviene Segretario Regionale del PCI del Lazio, carica che manterrà fino al 1969. Visita il Vietnam del Nord;

1968: viene eletto deputato nel collegio di Roma con 151.134 voti di preferenza e diviene membro della Commissione Esteri;

1969: al XII Congresso di Bologna viene eletto Vice Segretario Nazionale del PCI. Il 14 giugno intervenendo alla Conferenza Mondiale dei 75 partiti comunisti a Mosca, illustra la posizione del PCI che non vota il documento conclusivo;

1972: al XIII Congresso Nazionale del Partito, svoltosi a Milano dal 12 al 17 marzo, viene eletto Segretario Nazionale. Nelle elezioni politiche del 7 e 8 maggio viene rieletto deputato nel Collegio di Roma con 230.722 voti di preferenza;

1973: esprime il voto favorevole nella Commissione Esteri della Camera al riconoscimento della Repubblica Democratica del Vietnam. A seguito del golpe fascista in Cile ( 10 marzo), il 28 settembre, il 5 e 12 ottobre pubblica su Rinascita tre articoli di “ riflessione sui fatti del Cile “ nei quali formula la proposta del "compromesso storico";

1975: viene riconfermato Segretario Nazionale al Congresso del PCI a Roma dal 18 al 23 marzo;

1976: in varie interviste sui principali quotidiani europei ribadisce la scelta democratica e la piena autonomia del Partito Comunista Italiano. Nel luglio - Aldo Moro eletto Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana - annuncia l’astensione del PCI al Governo nazionale avviando la politica di "solidarietà nazionale";

1977: agli esponenti del mondo della cultura a Roma propone la politica dell’austerità come avvio di un processo per la trasformazione del Paese;

1978: il 26 gennaio con il Comitato Centrale del Partito sottolinea l’esigenza di una partecipazione diretta del PCI al Governo del Paese. In occasione del rapimento di Aldo Moro, il 16 marzo, e l’uccisione dei 5 uomini della sua scorta, intervenendo al dibattito parlamentare riafferma la linea della fermezza contro il terrorismo sostenuta dal PCI;

1979: il 26 gennaio comunica ai leader dei partiti che sostengono il Governo Andreotti la volontà del PCI di uscire dalla maggioranza. Nelle elezioni politiche del 3 e 4 giugno viene rieletto sempre nel collegio romano con 238.399 voti di preferenza;

1980: condanna l’intervento sovietico in Afghanistan. Il 26settembre a Torino, davanti ai cancelli della Fiat, conferma l’appoggio del PCI alla lotta degli operai contro i licenziamenti e la cassa integrazione: Dopo il terremoto in Irpinia, espone la nuova linea politica comunista dell’alternativa democratica;

1981: il 26 settembre aderisce alla marcia per la pace Perugia-Assisi;

1983: viene rieletto nelle elezioni del 26 e 27 giugno per la IV volta deputato nel Collegio di Roma con 221.307 voti di preferenza;

1984: il 7 giugno durante un comizio a Padova per le elezioni europee, viene colto da ictus cerebrale. Muore l’11 giugno. Imponenti i suoi funerali.

lunedì 8 giugno 2009

Elezioni europee: risultati di Partinico

Elettori 25.758
Votanti 10.683 41,47 %


Schede bianche 228 2,13 %
Schede nulle 725 6,78 %
Schede contestate e non assegnate - -


Sezioni pervenute 30 su 30
100,00 %


Liste
Voti

%

Visualizza elenco candidati IL POPOLO DELLA LIBERTA' 3.086

31,71

Visualizza elenco candidati UNIONE DI CENTRO 3.070

31,55

Visualizza elenco candidati PARTITO DEMOCRATICO 1.340

13,77

Visualizza elenco candidati LA DESTRA-MPA- PENSIONATI -ALL.DI CENTRO 1.207

12,40

Visualizza elenco candidati DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 477

4,90

Visualizza elenco candidati RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA - COM.ITALIANI 259

2,66

Visualizza elenco candidati SINISTRA E LIBERTA' 107

1,09

Visualizza elenco candidati LISTA MARCO PANNELLA - EMMA BONINO 93

0,95

Visualizza elenco candidati FIAMMA TRICOLORE 55

0,56

Visualizza elenco candidati LEGA NORD 23

0,23

Visualizza elenco candidati LIBERAL DEMOCRATICI - MAIE 13

0,13


Totale 9.730

giovedì 4 giugno 2009

Festa di chiusura della campagna elettorale