Giovani Comunisti/e circolo "Peppino Impastato" Partinico (PA)

mercoledì 10 marzo 2010

L'implosione dell'ATO rifiuti Palermo 1 - una crisi annunciata!

Siamo di fronte ad una crisi gravissima delle strutture sanitarie e soprattutto della politica ambientale che vede i Sindaci soci dell’Ato rifiuti Palermo 1, parlare ciascuno un linguaggio diverso dall’altro a dimostrazione dello stato confusionale in cui sono precipitati per non avere avuto il coraggio di decidere con determinazione nel procedere già da tempo allo scioglimento della Società e alla costruzione di un nuovo soggetto gestionale che riaffidi ai Comuni o ai loro Consorzi la gestione diretta della raccolta e dello smaltimenti di rifiuti.
In questa vicenda, come sempre, a pagare non sono solo le popolazioni vessate da esose richieste di pagamento di tariffe, ma anche quei lavoratori dei Comuni transitati nella Società Servizi Integrati e quelli assunti dalle società interinali.
Gravissime le responsabilità del Sindaco di Partinico che ha violato l’impegno assunto con il nostro Consiglio comunale che nella seduta del 19 novembre 2009, all’unanimità, aveva deciso la rescissione del contratto con la Società di gestione. Un atto di impegno e di serietà cui ha voluto mancare per ragioni mai esplicitate all’opinione pubblica.

Partito della Rifondazione Comunista - circolo Peppino Impastato di Partinico

PRC - Guarino segr. prov. : ATO 1, NO ALLA POLITICIZZAZIONE!

Rifiuti che riempiono le strade, lavoratori in sciopero perché le loro buste paga si fanno aspettare da mesi: questa la quotidianità vissuta dagli sfortunati cittadini dei comuni “serviti” (per così dire) da ATO 1 Palermo. Poi - con un tocco di bacchetta magica - gli automezzi dell’ATO sono tornati in queste ore sulle strade per liberarle dalle variopinte e maleodoranti montagne di sacchetti di immondizia che le ingombravano.

Miracolo?

No, provvedimento “tampone”: un provvidenziale accordo tra i Sindaci dei 12 Comuni del comprensorio, Azienda e Sindacati che ha immesso nelle casse della Società quel pò di denari indispensabili per assicurare la ripresa del servizio.

Finita l’emergenza?

Chissà! Noi siamo convinti che non è ammissibile l’esistenza di qualsivoglia emergenza qualora a monte della gestione vi sia, con il presidio delle competenze e delle professionalità adeguate, un piano industriale aderente alle esigenze dei territori e conforme alle risorse disponibili.

La politica tende (troppo spesso!) ad invadere campi che dovrebbero essere riservati a scelte tecnico-gestionali di per sé neutrali e quando questo avviene la parola “politica” non può che essere preceduta dall’aggettivo “cattiva”, trascinando con sé in un’ombra di immeritata negatività tutto ciò che è pubblico e alimentando per di più tra la gente la falsa opinione che solo i privati possano garantire efficienza e bassi costi di gestione, anche se le recenti esperienze (anche siciliane) dimostrano esattamente il contrario.

Le vittime e gli offesi di questo stato di cose sono - come sempre - i Cittadini e i Lavoratori a cui va tutta la nostra solidarietà e a cui assicuriamo il nostro pieno sostegno.

lunedì 8 marzo 2010

È sempre Natale a casa Confindustria

Da qualche giorno il Senato ha approvato, con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti, il “collegato lavoro” alla Finanziaria (disegno di legge 1167- b/Senato) con il quale questo Governo, schiavo degli interessi patronali, ha offerto un nuovo dono a Confindustria come pegno di un bieco servilismo.

Ma a differenza di quello che è accaduto nel 2002, non c’è stato un attacco diretto all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, questa volta il Governo, ottenendo l’identico risultato, peraltro perfettamente in linea con i principi ispiratori della Legge 30, ha attraverso un vile raggiro cancellato, con un colpo si spugna, il risultato di un secolo di lotte sindacali.

Profondo è lo sconvolgimento del sistema di risoluzione delle controversie di lavoro che porta ad una sempre più forte precarizzazione dei rapporti e ad un sempre maggiore squilibrio della forza contrattuale dei salariati nella “libera” dinamica dei rapporti di forza con il datore di lavoro, cui peraltro viene attribuita la facoltà di deroghe peggiorative rispetto a leggi e contratti collettivi.

Il punto di forza è il comma 9 dell’art. 33, laddove prevede la devoluzione all’arbitrato delle controversie insorte in relazione ai contratti di lavoro certificati dalle apposite commissioni, così sottraendo la tutela dei diritti dei lavoratori alla cognizione del giudice del lavoro.

Ricordiamoci che l'arbitrato è un istituto che prevede il deferimento ad un terzo del potere di decidere come comporre una controversia. Il terzo non è un giudice: per questo l'arbitrato si configura come una deroga alle regole in materia giurisdizionale. La cosa ancora più grave è che l’arbitro potrà decidere le controversie secondo equità, e cioè senza il rispetto di leggi e contratti collettivi.

Ma questo non è tutto, terrosticamente è stata prevista la possibilità, all’atto della stipulazione del contratto individuale di lavoro, momento di particolare debolezza della posizione del lavoratore, dell’inserimento di una clausola, detta compromissoria, con cui le parti si obbligano a devolvere le proprie eventuali future controversie ad arbitri. Una clausola che è considerata vessatoria nei contratti predisposti unilateralmente come di fatto possono essere ritenuti quelli di lavoro.

Ciò vuol dire che al momento dell’assunzione il lavoratore dovrà scegliere tra una inesistente tutela dei propri diritti e un pezzo di pane.

Le conseguenze di tale sovvertimento del diritto del lavoro sono evidenti: incertezza del diritto, virtualizzazione della tutela della posizione dei lavoratori nonché maggiori costi per salariati per ottenere una giustizia di terza classe.

Per di più questa disposizione va a indebolire i poteri del giudice del lavoro limitandoli al solo“accertamento del presupposto di legittimità” dei provvedimenti datoriali, escludendo quindi in radice ogni indagine sulla ragionevolezza degli stessi.

Ma questa è solo la Punta dell’iceberg perché la normativa è piena di tradimenti che si inseriscono perfettamente nel quadro generale di smantellamento dello Stato sociale delineato dalla nostra Carta Costituzionale,tra i quali possiamo ricordare l'articolo 32 che prevede una ridefinizione dei termini per l’impugnazione dei licenziamenti, dei contratti di collaborazione e dei contratti a termine, rendendo praticamente inaccessibile al lavoratore la tutela giurisdizionale dei propri diritti.

È ora di dire basta alla politica ad uso e consumo di Confindustria!

Valentina Bonadonna

Sintesi della seconda assemblea No Bertolino e nuovo appuntamento per una riunione operativa del comitato!

È stata un’assemblea molto positiva quella che si è tenuta ieri pomeriggio nel salone culturale di via Baida. Un’animata e partecipata discussione che ha innanzitutto posto in primo piano una questione fondamentale: la competenza della pubblica amministrazione, in tutti i suoi livelli, da quello comunale a quello regionale. Una partita aperta dunque che vede la distilleria Bertolino di fronte ad una rete di enti, tra cui l’Assessorato Regionale Territorio Ambiente, l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) e soprattutto il sindaco di Partinico, in quanto autorità sanitaria locale. E, aggiungiamo, il popolo di Partinico e dintorni, la cui azione è sempre risultata fondamentale.

Una prima prospettiva operativa delineata dall’assemblea è stata l’avvio di una serie di iniziative volte a pressare la pubblica amministrazione affinché ponga in essere tutta quella serie di provvedimenti necessari alla tutela della salute degli abitanti di Partinico e dei paesi limitrofi. Ad esempio un’azione da organizzare sarà la richiesta dello stoccaggio al chiuso delle vinacce, indicata già dalla stessa ARPA per abbattere il forte impatto odorifero dell’industria. Soltanto facendo sentire il fiato sul collo a chi dovrebbe essere a priori rappresentante dei nostri diritti, sebbene spesso così non sia, si può ottenere il pieno rispetto dei loro doveri. Pensando alla scoperta del mancato funzionamento del TOC, fatta dalla Legambiente Partinico qualche settimana fa, si capisce quanto basso sia stato il livello di controllo dell’attuale amministrazione comunale, nonostante la riapertura della distilleria. Il 12 marzo si terrà una nuova conferenza dei servizi dove ARPA, Assessorato, Sindaco di Partinico si confronteranno intorno ad un tavolo sulla situazione. In tale occasione, ci si aspetta che vengano essere presi i provvedimenti più adatti.

Ma cosa fare oltre che sperare nel buon senso dei tecnici interpellati e degli amministratori, finora alquanto impauriti dinanzi al colosso dalle infinite vie? In relazione ad un possibile collegamento tra l’attività della distilleria e lo stato della salute pubblica della cittadinanza partinicese, è legittimo chiedere che l’ASL avvii un’indagine epidemiologica sul territorio che analizzi la distribuzione delle malattie nel nostro territorio e verifichi se effettivamente Partinico ha un tasso di presenza tumorale più alto rispetto ad altre parti dell’isola e d’Italia.

A proposito del ruolo della pubblica amministrazione, ci si è chiesto che fine abbia fatto la SOA (squadra operativa antinquinamento), composta da un tecnico, due operai e un vigile urbano, che aveva il compito di controllare costantemente l’attività dell’industria con l’ispezione dei pozzetti, il monitoraggio dei corsi d’acqua, etc?

Poiché la vivibilità del nostro ambiente è fortemente compromessa dalla presenza all’interno del centro abitato della distilleria Bertolino, è sorta ieri l’idea di promuovere una class action nei confronti dell’azienda, cioè un’azione legale collettiva sul versante civile volta ad un accertamento tecnico-preventivo sull’attività dell’industria ed una eventuale richiesta di risarcimento danni.

Intanto si starebbero profilando le condizioni migliori per la delocalizzazione degli impianti della distilleria fuori dal centro abitato dato che i contributi CEE che la distilleria riceve scadranno nel 2011 e che la proprietaria ha già annunciato la volontà di voler lanciarsi nella produzione di bioetanolo con la sua Industria Meridionale Alcolici (IMA srl). Anche questo dovrà essere uno dei temi in discussione.

Il contributo che i media possono dare in questa battaglia è fondamentale. Per questo ci si propone la costruzione di un sito del comitato No Bertolino, nonché la redazione di un appello ai media locali, regionali, nazionali ed internazionale affinché puntino almeno qualche riflettore sulla questione e contribuiscano con i loro importanti strumenti alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, delle amministrazioni, della politica e della società in generale.

Ed infine dall’assemblea è venuta fuori la proposta di allargare l’azione dell’organizzazione che si sta formando pensando anche ad altri tipi di problemi ambientali che affliggono il nostro territorio, come quello dei rifiuti e dell’attuale sistema di gestione (che dopo una lenta agonia, ha cominciato palesemente ad implodere), dell’inquinamento elettromagnetico (riprendere la battaglia contro le numerose antenne di telefonia mobile presenti nel nostro territorio) e della presenza di amianto.

A questo punto, si è deciso di passare organicamente ad una fase operativa. Per questo sabato 13 marzo alle ore 17 chi (associazioni, liberi cittadini, giovani) ha voglia di lavorare concretamente affinché queste proposte trovino realizzazione, è invitato a partecipare alla prima riunione operativa del comitato No Bertolino.

giovedì 4 marzo 2010

QUESTIONE "DISTILLERIA BERTOLINO"

Domenica 7 MARZO ore 17, presso il circolo culturale in via Baida 12, si terrà la seconda assemblea cittadina per fare il punto sulla situazione attuale e decidere insieme come proseguire la lotta per un ambiente sano e pulito.

Nonostante il risultato della raccolta firme, che ha dimostrato la sensibilità della cittadinanza riguardo l‘argomento, la puzza continua ad entrare nelle nostre case.

Ricordiamo che il primo cittadino ha il compito di tutelare la nostra salute e il dovere di battersi per quello che è uno dei diritti fondamentali, in virtù della fiducia e del potere che il popolo gli ha dato eleggendolo come proprio rappresentante.

Il comitato No Bertolino

mercoledì 3 marzo 2010

L’ASSESSORE SORDO E LA CONSULTA INVISIBILE

Abbiamo aspettato fin troppo. Dopo più di un anno e mezzo, oggi è evidente come sia il sindaco Lo Biundo sia molti dei suoi assessori non abbiano compreso cosa effettivamente significhi amministrare la cosa pubblica. Emblematica è la scandalosa vicenda della consulta giovanile.

Anche su questo argomento, l’amministrazione Lo Biundo ha elargito promesse e rassicurazioni quando il polverone fu sollevato e l’immagine di questi ciarlatani della politica rischiava di essere compromessa dinanzi all’opinione pubblica partinicese. Perché l’unica cosa di cui si occupa questo sindaco è coprire in ogni modo e con la complicità di chiunque le falle del sistema amministrativo create quotidianamente da chi si spacciava per il rinnovamento del paese ed invece è assolutamente incapace di governare una città anche sulle questioni ordinarie.

L’assessore alle politiche giovanili per chi non lo sapesse, considerata la sua totale inattività nel comune di Partinico, si chiama Caterina Panzavecchia. Noi, a dir la verità, abbiamo il (dis)piacere di vederla soltanto quando accanto al sindaco e all’onnipresente assessore alle inaugurazioni Parrino si trova a far la parte della bella statuina che sorride alle telecamere. In realtà gli incarichi che il sindaco le ha affidato, speriamo consapevolmente, non sono così leggeri da vivere perennemente in uno stato di ferie. L'assessore si presentò nel Giugno del 2009 in una delle sporadiche riunioni che il presidente mancato della consulta Pietro Salvia fu costretto a convocare, determinata ad ascoltare e ad agire, così almeno disse. Ebbene, dovette assistere ad un’ora di critiche che arrivavano da destra e da sinistra, persino i colleghi di partito del sig. Salvia erano sul punto di voltargli le spalle ma si trattennero fino alla fine. Cercò di conciliare le parti e quando vennero denunciate le numerose violazioni dello statuto, lei per un istinto protettivo, quasi materno, fece intendere di voler occultare tali pesanti rivelazioni.

Noi Giovani Comunisti, opponendoci a questo clima di occultamento in quella stessa riunione, abbiamo chiesto di mettere a verbale gli articoli violati dal presidente Pietro Salvia. Non si sa che fine abbia fatto quel verbale, dato che la consulta non è stata più riconvocata.

Promise che nel mese di settembre la consulta sarebbe ripartita proprio attraverso il suo intervento miracoloso che tuttavia ancora attendiamo.

Sono passati settembre, ottobre, novembre, dicembre. Passato il 2009, neppure il 2010, nonostante le nostre ripetute lettere, che l’assessore afferma di non aver mai ricevuto, è partito col piede giusto. Com’è possibile che un assessore non riceva delle lettere che noi abbiamo protocollato nell’apposito ufficio del comune? Dove sono finite? Qualcuno le ha perse? Gli impiegati le hanno bruciate? Oppure la Panzavecchia fa clamorosamente finta anche di non averle ricevute perché non saprebbe cosa e come rispondere alle nostre pesanti domande sulla sua attività?

Insomma l'assessore Panzavecchia, oltre ad aver messo più di uno zampino nell’assegnazione illegittima del bene confiscato alla mafia di via Fermi, facendo clientelismo con un simbolo dell’antimafia, proprio lei che è l’assessore alla legalità, non ha capito che un rappresentante delle istituzioni non può chiudere un occhio su violazioni dello statuto di una consulta, organo ufficiale del comune di Partinico. Ribadiamo che non serve fare finta di non sapere o di non ricevere le nostre lettere per evitare che si faccia polemica e vengano allo scoperto tutte le sue palesi incompetenze.

A questo punto, noi chiediamo a gran voce le sue dimissioni, l’unico gesto d’amore per il proprio paese che l’assessore Panzavecchia potrebbe mettere in atto. Ma sappiamo che anche questa volta le nostre rimarranno parole al vento. Perciò chiediamo al sindaco di Partinico di prendere atto del fallimento dell’azione politica di questa amministrazione, incapace di gestire anche il quotidiano. Speriamo vivamente che l’assessore Panzavecchia rientri nel rimpasto di giunta che il sindaco da mesi proclama e ancor più vivamente che questa gente se ne vada di corsa a casa, insieme ad un inutile consiglio comunale dove tra il partito dei bamboccioni e prime donne della politica non si capisce quali attività si svolgano per la città, oltre alla generosa distribuzione di agendine personali che noi cittadini di Partinico abbiamo inconsapevolmente pagato per un totale di 3 mila euro.

Questi signori abbiano la dignità di chiedere scusa alla città e di lasciare amministrare il paese a gente competente e soprattutto onesta, che faccia politica per gli altri e non sperperi il denaro pubblico per soddisfare i propri bisogni personali.

Noi, Giovani Comunisti/e, ci chiamiamo fuori da un organo che nel corso degli anni è stato reso inutile sia dagli assessori di riferimento sia da piccoli politicanti manipolati dai vecchi volponi della realtà partinicese. Una consulta che, secondo voci di corridoio, si vuole trasformare in elettiva, privando così del diritto di una partecipazione democratica le associazioni e i gruppi politici giovanili di Partinico.

Poiché questa consulta giovanile invece di favorire l'incontro, il confronto e la cooperazione delle varie realtà giovanili di Partinico, ha di fatto ostacolato il raggiungimento degli obiettivi che entusiasticamente ci si era proposti, noi oggi proponiamo la costituzione di un forum che aggreghi tutti quei giovani che vogliono concretamente spendersi per risvegliare attraverso il dialogo la coscienza critica partinicese.

Giovani Comunisti/e - Circolo Peppino Impastato di Partinico

lunedì 1 marzo 2010

Morti di serie B

Memoria dimenticata

Apprendo solo ora che, a Partinico, in occasione dell’intitolazione della via Grata al carabiniere Vincenzo Miserendino, militare di Petralia Soprana ucciso dalla cosiddetta banda Giuliano nel 1946, le Forze dell’ordine hanno ritirato uno striscione col quale il partito della Rifondazione comunista della cittadina, ha voluto ricordare ai cittadini tutti, e soprattutto all’amministrazione comunale presente all’iniziativa, che le vittime di quella banda terroristica neofascista nel nostro paese, non sono poche e che tra queste figurano mio padre e Vincenzo Lo Iacono, dirigenti comunisti caduti il 22 giugno 1947, durante l’assalto alla Camera del Lavoro (allora anche sede del Partito comunista italiano di Palmiro Togliatti e di Umberto Terracini).

Giuseppe Casarrubea senior

La notizia se – come pare – è fondata, mi rattrista molto sia perchè dimostra che chi ci governa in questo paese continua ad ignorare questi suoi due figli, vittime pure loro di quella strana “banda”, martiri per la causa dei lavoratori e per la democrazia; sia anche perchè rappresenta un brutto segno di rimozione selettiva della storia, di asservimento a una sottocultura dell’antimafia retorica e priva di senso. Direi, offensiva dello stesso buon senso del comune cittadino.

Mi rattrista ancora di più anche perchè istituzioni importanti dello Stato, come il Comune e le Forze dell’ordine, dimostrano di avere, ancora dopo sessant’anni da quei fatti, un atteggiamento di chiusura e di ostilità che non ha mai avuto motivo di esistere. Indispone soprattutto che sembrano persistere le ragioni dello strapotere e dell’ignoramento morale, della scarsa capacità di recepire la memoria come valore, salvaguardia dell’identità di una comunità che, al contrario, viene deformata, misconosciuta.

Partinico è un paese che vive fuori dal mondo ebbe a scrivere un agente americano quando mise piede in questo paese. E’ lontano dalla comunicazione, dalla civiltà, persino dai comuni che lo circondano. E’ vero, la colpa è dei partinicesi. Ma io sono stato sempre convinto che la maggiore responsabilità è di coloro che avendo avuto in mano il potere per cambiare in una direzione opposta, non solo non l’hanno fatto ma hanno continuato a comportarsi come facevano, un tempo ormai remoto, gli spagnoli: ammansivano il popolo con feste farina e forca. Ma la forca era quella “per i puvureddi”, come recitava un antico detto.

Vincenzo Lo Iacono

Eppure alla notizia della strage avvenuta a Partinico il 22 giugno 1947, l’Italia intera si fermò per uno sciopero nazionale indetto dalla Cgil, in segno di solidarietà con i familiari delle vittime, per difendere la libertà dei lavoratori e i loro inviolabili diritti. L’Italia intera allora capì quello che alcuni nostri concittadini ancora stentano a capire.

Discriminare i morti per una stessa causa, quali furono mio padre, Vincenzo Lo Iacono e lo stesso Miserendino, è un atto di inciviltà di cui vergognarsi. Ignorarli è ucciderli un’altra volta.

(Giuseppe Casarrubea junior) articolo tratta da http://casarrubea.wordpress.com

domenica 28 febbraio 2010

Lettera dei Giovani Comunisti/e di Partinico al direttore di Telejato

Al direttore dell'emittente Telejato
Sabato 27 Febbraio, durante la cerimonia di intitolazione della ex via Grata a Vincenzo Miserendino, noi Giovani Comunisti abbiamo esposto uno striscione in cui chiedevamo per l'ennesima volta all'amministrazione comunale l'attuazione della delibera approvata dall'allora Commissario straordinario Saverio Bonura, che prevede l'intitolazione di alcune strade di Partinico a riconosciute personalità come Danilo Dolci, Peppino Impastato, Giuseppe Casarrubea, Vincenzo Lo Iacono, Cola Geraci, Turiddu Termini, che, nel nostro territorio, si sono distinti per l'impegno sociale, per la lotta alla mafia.
Il messaggio della nostra iniziativa è stato volutamente distorto dalla sua emittente che ha descritto l'iniziativa come "fuori luogo", ridicolizzandoci e denigrandoci, mettendo in pratica in poche parole un vero e proprio atto di sabotaggio mediatico. E questo in quanto non è stata data lettura del nostro comunicato, contrariamente a quanto hanno fatto altre emittenti, con il quale esponevamo le argomentazioni del nostro motivato gesto.
Innanzitutto intendiamo precisare che la nostra iniziativa non ha assolutamente mancato di rispetto al giovane Vincenzo Miserendino, carabiniere ucciso dalla banda Giuliano l'8 gennaio 1946, in quanto si è svolta nel rispetto della cerimonia e senza causare alcuna interruzione della celebrazione con l'apertura dello striscione soltanto durante l'intervento dell'amministrazione. Un dettaglio importante che, non casualmente, non è stato riportato nella sua improvvisata descrizione dei fatti.
Ad essere stata travisata è stata non soltanto la dinamica dell'iniziativa ma soprattutto il messaggio che volevamo trasmettere.
Ed infatti dura da mesi la polemica tra i Giovani Comunisti e l'amministrazione Lo Biundo per la mancata attuazione della delibera. Alle nostre sollecitazioni il Sindaco, le poche volte che ha risposto, ha affermato che la causa della mancata attuazione della delibera era da addebitare alla scarsità di fondi in bilancio. Eppure gli sprechi di questa amministrazione sono sotto gli occhi di tutti, anche dei suoi.
Dinanzi alla nostra ennesima sollecitazione l'amministrazione ha nuovamente promesso di attuare la delibera, ma come possiamo credere che si tratti di una seria promessa, non fatta invece per tirarsi fuori da una situazione imbarazzante? E qual è il motivo per cui queste intitolazioni promesse saranno realizzate soltanto tra 3 mesi, ossia il 23 maggio, secondo quanto da lei riferito come addetto stampa del sindaco? Sarebbe logico e sensato che l'amministrazione si metta al lavoro da subito e con poche decine di euro provveda alla denominazione delle numerose vie di Partinico indicate dalla delibera.
Inoltre riteniamo che la commemorazione del carabiniere Miserendino sia stata fortemente strumentalizzata e rappresenti l'ennesimo atto di servilismo nei confronti delle forze dell'ordine alle spalle delle quali Lo Biundo cerca di costruirsi l'immagine di paladino della legalità e dell'antimafia di facciata.
In realtà neppure dietro le nostre pressioni, il Sindaco si è degnato di ricordare quelle che probabilmente sono per lui personalità scomode perché, per le lotte che hanno condotto, per l'emancipazione degli sfruttati e degli oppressi, si contrappongono al suo modo di amministrare poco trasparente.
E lei, direttore, a nostro parere, avrebbe dovuto limitarsi ad informare sui fatti la cittadinanza, evitando inopportuni commenti e valutazioni, che l'hanno resa protagonista di una vera e propria aggressione mediatica nei nostri confronti, preferendo la censura e l’errore ad una sana e giusta informazione.
Riteniamo che fuori luogo siano stati i suoi commenti e non certamente la nostra iniziativa.

Giovani Comunisti/e – Circolo Peppino Impastato di Partinico

Seconda ASSEMBLEA CITTADINA sulla questione "DISTILLERIA BERTOLINO" - domenica 7 marzo ore 17

I Giovani Comunisti/e del circolo Peppino Impastato di Partinico lanciano, a nome del comitato No Bertolino, la proposta per un'assemblea pubblica sulla questione "Distilleria Bertolino".

Si terrà DOMENICA 7 marzo alle ore 17 nel salone culturale di via Baida 12.

Tutte le forze ambientaliste del comprensorio e le varie cittadinanze che subiscono gli effetti dell'attività dell'industria, sono invitate a partecipare

Comunicato alla stampa

Era il 21 novembre 2009 quando lanciammo la prima assemblea cittadina sulla questione distilleria Bertolino. A distanza di tre mesi, è sicuramente giunto il momento di convocare un secondo momento di riflessione affinché si faccia il punto sulla situazione attuale dinanzi la cittadinanza partinicese e si decida insieme come proseguire la lotta per un ambiente sano e pulito.
In questi mesi, abbiamo per la seconda volta raccolto migliaia di firme per una denuncia ufficiale contro l’azienda per molestie olfattive e si sono susseguite numerose scoperte e novità.
Scandalosa è la recente scoperta del mancato funzionamento del TOC, Carbonio Organico Totale, che doveva registrare i dati su personal computer degli uffici comunali di controllo e addirittura lanciare l’allarme qualora i valori fossero stati al di là dei limiti consentiti.
In compenso, sono state installate nel territorio comunale di Partinico le centraline di rilevamento dell’aria della Provincia regionale di Palermo dopo che il comitato No Bertolino le aveva richieste a gran voce.
Dunque, invitiamo la cittadinanza a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà DOMENICA 7 MARZO alle ore 17 presso il salone culturale di via Baida 12.

Comitato NoBertolino

Info sulla località: via Baida è la strada traversa di Corso dei Mille, di fronte la chiesa di San Giuseppe. Il salone si trova esattamente prima dell’ex cinema Bellini, al numero civico 12.

sabato 27 febbraio 2010

Una strada anche per loro! Dimenticati Dolci, Impastato, Lo Iacono, Casarrubea, Termini...

Oggi, nel corso dell'intitolazione al carabiniere Miserendino ucciso nel 1946 da gregari della banda Giuliano, noi Giovani Comunisti/e abbiamo deciso di protestare contro questa politica e questa amministrazione esponendo lo striscione "Impastato, Dolci, Casarrubea, Lo Iacono, Termine dimenticati da questa amministrazione! Una strada anche per loro!"

Alleghiamo il nostro comunicato stampa dove si spiegano i motivi della protesta!

Oggi, noi Giovani Comunisti/e, abbiamo voluto manifestare la nostra indignazione verso una politica che, per interessi altri dalla sincera memoria del carabiniere Miserendino, si prodiga ad organizzare in fretta e furia l’intestazione di una via di Partinico, dimenticando consapevolmente di rendere memoria anche a quelli che sono stati protagonisti nel nostro paese di battaglie per la legalità, il lavoro, insomma per un futuro migliore.

Stiamo parlando di Danilo Dolci, di Peppino Impastato, di Turiddu Termini, di Giuseppe Casarrubea, di Vincenzo Lo Iacono. Nomi di cui tutti i cittadini di Partinico conoscono la storia e per fortuna ne ricordano ancora le gesta.

Eppure questa amministrazione, forse per una ripicca politica, per indifferenza, per ignoranza, continua a fare orecchie da mercante a chi con forza chiede alle istituzioni di onorare il ricordo di questi uomini. La cosa è ancora più grave se si pensa che non ci sarebbe neppure da faticar molto per intestare loro delle vie, finora senza un nome, del nostro paese. Fu l’ex commissario straordinario Saverio Bonura che emanò nel marzo del 2008 la delibera numero 31, dove in virtù del loro valore e delle richieste che pervenivano dall’opinione pubblica, si denominavano in loro onore tutta una serie di strade del comune di Partinico.

E poiché fino ad oggi quella delibera rimane ancora disattesa, noi Giovani Comunisti/e abbiamo provveduto già a commemorare il ricordo di Peppino Impastato e Danilo Dolci con delle intitolazioni simboliche. E siamo pronti a fare ugualmente anche negli altri casi.

Ma sarebbe dignitoso che questa amministrazione la smettesse di far le cose in funzione della loro convenienza e di fini secondi rispetto alle apparenze e svolgesse il proprio dovere nel mettere in atto una semplice delibera già emanata.

Oggi anche noi ricordiamo il giovane carabiniere Vincenzo Miserendino, ucciso mentre svolgeva il suo dovere da gregari della banda Giuliano.

MA NON ACCETTIAMO CHE IMPASTATO, DOLCI, TERMINI, CASARRUBEA, LO IACONO SIANO STATI DIMENTICATI DA QUESTA POLITICA! NOI GIOVANI COMUNISTI/E CHIEDIAMO UNA STRADA ANCHE PER LORO!

Giovani Comunisti/e
Circolo “Peppino Impastato” di Partinico

giovedì 25 febbraio 2010

Cineforum - proiezione de "Il pane e le rose"

Da venerdì 26 febbraio inizia il cineforum organizzato dai Giovani Comunisti/e di Partinico.

Il primo film ad essere proiettato sarà "Il pane e le rose" di Ken Loach. L'appuntamento è per venerdì 26 febbraio alle ore 21.30.

Emigrata clandestina, la messicana Maya trova lavoro (sottopagato) come janitor (addetta alle pulizie) nell'agenzia di Los Angeles in cui lavora la sorella maggiore Rosa. Grazie a un sindacalista, impara a lottare per un salario più equo e l'assistenza sanitaria. “Volevo girare un film in USA dove una volta tanto vincessero i messicani” (K. Loach). Scritto da Paul Laverty, è un film politico più intelligente e sofisticato di quel che gli snob del disimpegno suppongono. “Entrare in territorio nemico e usare i mezzi del nemico per sputtanarlo, è un'operazione di guerriglia cinematografica...” (A. Crespi). Il sempreverde rosso K. Loach può esserne soddisfatto: è un film impegnato ma allegro, critico ma divertente, melodrammatico (la scena-madre dell'amaro sfogo di Rosa), ma con il contrappunto del “politico” che penetra nel “privato”. La vittoria finale è collettiva, Maya perde e viene espulsa. Condita con l'ironia, la dialettica realtà/finzione (cronaca/romanzo) è una costante del cinema di Loach. Il titolo è preso da uno slogan lanciato nel 1912 durante uno sciopero di operaie a Lawrence (Massachussetts).

La scelta di questo film non è casuale: infatti lunedì 1 marzo in Italia si svolgerà uno sciopero nazionale dei lavoratori migranti. A Palermo alle 16 da Piazza Bologni partirà un corteo.
Per info: gianluca_89@hotmail.it
Dove si trova la sede dei Giovani Comunisti/e di Partinico? In via Baida 12 (la strada che si trova esattamente di fronte la chiesa di San Giuseppe a pochi passi da piazza Duomo). Si può accedere anche dall'ex arena Lo Baido!

La scuola di Tremonti e della Confindustria

La cosiddetta riforma delle superiori rappresenta un documento di infimo livello culturale e di gravissimo impatto sociale.
Due sono i suoi legittimi genitori: i tagli di Tremonti (migliaia di cattedre in meno, per anni) di cui i regolamenti sulla scuola secondaria sono la veste didattica e le richieste di CONFINDUSTRIA che da anni ha scelto la scuola secondaria (e in particolare l’istruzione tecnica) come oggetto importante della sua diretta ingerenza politico-istituzionale.
A questo riguardo segnaliamo l ‘action plan per l’istruzione tecnica , prodotto da CONFINDUSTRIA, nell’ottobre del 2008. Lì ci sono tutte le scelte strategiche che ritroviamo nei regolamenti della Gelmini e anche qualche brutto anticipo di un prossimo futuro:
Sui contenuti si prevedeva:
* contenimento del numero delle materie
* 32 ore settimanali ma non predefinite: 2-3 devono essere in piena disponibilità delle scuole
* istituzione della disciplina di scienze integrate che raggruppa fisica, chimica, biologia e scienze della terra
* una sola lingua straniera
* insegnamento di un’altra disciplina in inglese.

Sugli organi di governo si prevedeva:
* affiancare al dirigente scolastico un consiglio di amministrazione con forte presenza di esterni (aziende, professioni) con poteri effettivi di governo
* separare il CdA dagli organismi partecipazione democratica
* dare eventualmente al CdA un nome più accattivante (sic!)
* inserire un rappresentante aziendale nelle commissioni di esame
* strutturare il previsto Comitato Nazionale per l’Istruzione Tecnica in sottocomitati che controllino strettamente gli indirizzi.

Sulle risorse umane si prevedeva:
* Scelta del personale docente teorico e pratico ad libitum della scuola, fuori da graduatorie e classi di concorso
* Scelta del personale da inserire negli spazi di flessibilità (20%-30%-35% dell’orario) ad libitum della scuola
* Eliminazione degli insegnanti tecnico pratici e loro sostituzione in laboratorio con “personale di provata esperienza lavorativa”.

Con i nuovi regolamenti questo modello è stato quasi integralmente assunto.
E’ opportuno ricordare come nelle scorse settimane, a Catania, il responsabile della commissione che ha “ studiato” i regolamenti dell’istruzione tecnica e professionale (prof. De Toni) ha candidamente e pubblicamente affermato,che è stata Confindustria ad imporre alla Gelmini la sua riconferma.
Certo sugli organi di governo c’è stato il freno (temporaneo) del consiglio di stato e stiamo aspettando l’attacco finale sul personale- in particolare sul reclutamento– preannunciato dalla Gelmini al primo intervento pubblico (in un convegno di CONFINDUSTRIA, naturalmente) con queste parole “dobbiamo riorganizzare i meccanismi di reclutamento, valutazione e retribuzione" degli insegnanti… “sbarazzandoci del concetto di scuola egalitaria”.
Lo schema confindustriale ha trionfato partendo dall’istruzione tecnica ma tirandosi dietro tutto il sistema: infatti i licei sono soggetti ad una forte gerarchizzazione tra le varie tipologie e comunque complessivamente depotenziati nella capacità di offrire cultura critica, mentre all’altro estremo l’istruzione professionale viene sempre più sospinta verso un ambito di non-scuola , verso la formazione professionale regionale o addirittura verso l’apprendistato.
E’ assolutamente, infine, necessario sottolineare come il disastro della scuola abbia anche come tra i suoi riferimenti ideologici e normativi la riforma federalista dello stato che di fatto scardina progressivamente l’unitarietà del sistema dell’istruzione. Ciò ovviamente non potrà che comportare oltre ad un quadro culturale più asfittico e provinciale, una differenziazione progressiva nell’offerta formativa, nel reclutamento e nelle condizioni di lavoro del personale della scuola.
Non è un caso che già l’Alto Adige si tuteli rifiutando l’ applicazione della “riforma” per il prossimo anno scolastico. I territori più forti comunque limiteranno i danni; il mezzogiorno e la Sicilia invece sommeranno debolezza del contesto sociale e inefficienza (o peggio) delle amministrazioni regionali ai tagli nazionali.
Il risultato è una scuola secondaria superiore più povera ed ingiusta, che sancisce e moltiplica le diseguaglianze,che separa a seconda della condizione e del luogo di nascita.
La diminuzione dell’offerta formativa in termini di tempo scuola e di pluralità di discipline è la forma trovata ai drastici tagli ma assolve anche all’esigenza, in particolare nell’istruzione tecnica e professionale, di diminuire il tempo-ritenuto sprecato!- alla formazione generale ed alla costruzione della capacità critica.
La clamorosa scelta di tagliare, dall’anno prossimo, gli orari anche nelle seconde, terze e quarte dell’istruzione tecnica e professionale non coinvolte nella riforma è più eloquente di ogni parola.
C’è da aggiungere che anche le modalità con cui verranno concretizzate le amputazioni di materie, con le cosiddette “quote di flessibilità”, lungi dal costituire un’attenuazione del problema, trasformeranno le scuole in campi di battaglia per la sopravvivenza, dove le armi prevalenti certo non saranno quelle della cooperazione didattica.
Dal punto di vista dell’impianto generale la riforma Gelmini incrocia il peggio del vecchio modello pedagogico italiano (quello fascista della riforma Gentile) con il peggio della vulgata liberista (che tutti i maggiori paesi, tra l’altro, stanno mettendo in questione).
Non ci sono le scelta di cui, da decenni, la scuola e la società italiana hanno bisogno:il prolungamento dell’obbligo e un biennio obbligatorio, unitario (se non addirittura unico) e orientativo che sia fondamento di cittadinanza e base per scelte consapevoli e non determinate esclusivamente da condizioni esterne, in primo luogo sociali.
Al contrario la gerarchizzazione tra le varie tipologie d’istituti esce confermata, ed anzi è il tratto distintivo dell’operazione, connotandola come discriminatoria socialmente.
Siamo di fronte ad un modello di scuola strutturata gerarchicamente, dove la separazione fra culture, tra sapere e saper fare, è il caposaldo su cui poggia l’intera impalcatura culturale e organizzativa.
Come se fosse oggi possibile pensare a una istruzione che si fondi su una cultura solo linguistico- letteraria o solo scientifica o solo tecnica o solo ‘professionale’, a spendibilità immediata.
Addirittura si costruisce una precoce gerarchia all’interno della stesse scelte liceali.
A coronamento di questo modello vi è la proposta recentemente avanzata dalla destra di assolvere l’obbligo di istruzione persino nell’apprendistato (offrendo così alle aziende manodopera a basso costo ed ai ragazzi nessuna opportunità formativa).
Una sistema che “smista” i più deboli verso settori resi privi di contenuto culturale e di efficacia formativa (a questo proposito parlando di istruzione tecnica e professionale non è possibile dimenticare che parliamo dei comparti scolastici che assorbono quasi tutti gli studenti immigrati e diversamente abili).
L’idea è sempre la stessa: selezionare ed escludere prima che si può, senza offrire alcuna possibilità di rimotivazione allo studio e di recupero scolastico agli alunni che più ne hanno bisogno.
Il modello gelminiano canalizza precocemente e rigidamente i percorsi di istruzione formazione ed abbassa il livello culturale del paese.
Dentro questo quadro generale emergono poi numerosi e gravissimi problemi, specifici ma non meno rilevanti, dalla sorte di diverse discipline alla reale consistenza di nuovi indirizzi di studi.
Il tutto avverrà in un caos generalizzato, che inizierà nelle prossime settimane quando sarà impossibile per i giovani e le famiglie anche compiere un scelta semplicemente informata e si prolungherà oltre l’inizio del prossimo anno scolastico. Per i lavoratori della scuola, docenti ed ATA, precari ma anche di ruolo si annunciano mesi di passione: altre migliaia di espulsi dalla scuola, forse la ripetizione della giostra beffarda del salva-precari, migliaia di docenti di ruolo in sovrannumero, per tutti un forte aumento di carichi di lavoro senza nessun corrispettivo.
Una grande mobilitazione per opporsi a tutto ciò nelle forme più radicali appare indispensabile. Se non ora quando?

Luca Cangemi, segretario regionale del PRC

venerdì 29 gennaio 2010

Inaugurazione nuova sede del circolo Peppino Impastato di Partinico

Questa sera alle ore 18 si terrà l’inaugurazione della nuova sede del circolo “Peppino Impastato” del partito della Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti di Partinico. La sezione si trova in via Baida a pochi passi da Piazza Duomo e dall’ex arena Lo Baido.

Per l’occasione è previsto un aperitivo-cena nei medesimi locali.

La cittadinanza è invitata a partecipare!

Rifondazione Comunista Partinico

Giovani Comunisti/e Partinico

sabato 9 gennaio 2010

Domani distribuzione in piazza del giornalino dei Giovani Comunisti di Partinico

Domani sera i Giovani Comunisti della sezione Peppino Impastato di Partinico distribuiranno in piazza la prima uscita di un giornale da loro interamente pensato e realizzato.
Un modo per far conoscere le nostre innumerevoli iniziative, i nostri malumori riguardo all’amministrazione di Partinico e le nostre proposte in merito alla costruzione di un modo alternativo di gestire la città.
Riteniamo che Partinico stia vivendo uno dei momenti più bassi della sua storia: eppure le potenzialità ci sono, ma purtroppo la gestione di un paese viene ormai da anni data in mano a politicanti che mirano soltanto a tirar acqua verso il proprio mulino.
Siamo delusi, ma non rassegnati di fronte alla desolante realtà del comprensorio partinicese. Nutriamo ancora la speranza che i cittadini abbandonino l’atteggiamento fatalistico nei confronti della politica e della realtà che ci circonda. Bisogna indignarsi, isolare soprattutto nelle urne questa tipologia di politici con la p minuscola e agire affinché la città non viva sempre per inerzia questa situazione stagnante, ma ponga in essere le condizioni per uno sviluppo sociale, economico e culturale.
Tra gli argomenti affrontati nel giornale uno speciale dedicato alla distilleria Bertolino e una riflessione su come venga sottovalutata la cultura a Partinico.
Attraverso la satira di una vignetta abbiamo voluto anche aprire gli occhi alla cittadinanza, affinché non creda a quei cialtroni della politica che parlano di casse comunali vuote, quando nel frattempo l’assessore Bartolo Parrino preleva i soldi di tutti i contribuenti per il proprio divertimento personale nel famoso parco giochi lombardo Gardaland.
Insomma un giornale senza peli sulla lingua assolutamente da non perdere!

Giovani Comunisti – circolo “Peppino Impastato” di Partinico

venerdì 8 gennaio 2010

Riparte la raccolta firme contro la distilleria Bertolino!

Riparte dopo qualche domenica di assenza a causa della cattive condizioni climatiche la raccolta firme del comitato No Bertolino contro le molestie olfattive causate dalle emissioni della distilleria ed affinché gli organi competenti vigilino sul rispetto delle regole e delle leggi ambientali da parte dell’industria.

L’appuntamento è fissato per domenica 10 dalle 10 alle 20 in Piazza Duomo a Partinico.

Abbiamo appreso con ottimismo la recente notizia dell’appello chiesto dalla Procura contro la sentenza di prescrizione nei confronti della distilleria Bertolino, emessa nel maggio 2009. Speriamo che questa volta la giustizia sia degna di questo nome e non si inceppi clamorosamente com’è avvenuto in passato.

Intanto noi continuiamo la nostra battaglia affinché non venga lesa il diritto ad un’aria pulita ed un ambiente sano della cittadinanza di Partinico

Invitiamo tutti i cittadini a firmare la denuncia collettiva nell’intera giornata di domenica in Piazza Duomo.

Gianluca Ricupati - Comitato “NoBertolino”