Giovani Comunisti/e circolo "Peppino Impastato" Partinico (PA)

mercoledì 14 gennaio 2009

Gli “angeli” del cantiere (una storia italiana)

Le chiamano morti bianche, forse qualcuno ricorderà che una vecchia canzone di protesta diceva che il bianco è simbolo ignoranza. Nell’immaginario comune il bianco è emblema di purezza, virtù, candore. Ed allora ditemelo, perché io possa capire, perché io sappia dove cercare il candore e la purezza nella morte di un uomo o di una donna sul posto di lavoro. Forse è più corretto parlare di omicidi sul lavoro, forse così si potrebbe meglio rimarcarsi la responsabilità dell’intero sistema produttivo, dei datori di lavoro, della carenza della legislazione, dell’assenza di un welfare capace di intervenire sulla precarietà e sugli effetti che la flessibilità occupazionale, in assenza di una formazione continua e adeguata, riversa sull’oscuro versante degli infortuni sul lavoro.

Giorno dopo giorno chiunque abbia un minimo rapporto con la realtà che lo circonda viene posto innanzi ad una tragedia quotidiana. Inoltre le stime ufficiali celano sotto lo strato della legalità un elevatissimo numero di vittime del lavoro nero. Chiunque abbia un minimo di coscienza non può rimanere ad osservare in silenzio. Si tratta di un’emergenza che unisce l’Italia eliminando ogni distinzione tra nord e sud. I cantieri, i capannoni delle fabbriche tutti i giorni fanno da scenario ad un mercato del lavoro ingiusto.

Limitarsi, poi, a parlare degli infortuni comprende solo una parte dell’emergenza. Le morti da malattia professionale, e tra queste il cancro, superano quelle legate agli infortuni.

Ricordo che tempo fa, camminavo per le strade di Palermo, in Piazza Politeama stavano allestendo un’impalcatura, alzai lo sguardo e ad almeno 6 metri d’altezza, senza alcuna misura di sicurezza, ci stavano due operai. Ricordo che rimasi lì a guardare non so per quanto tempo in un misto di sconcerto e angoscia come se semplicemente osservando o facendo mia quella scena per poi parlarne potessi evitare possibili futuri disastri. Sbagliai allora a non far nulla e lasciare in silenzio la mia coscienza ma non credo che ciò potrà ripetersi.

Siamo stanchi di assistere ogni giorno a uomini e donne che escono di casa per andare a rischiare la vita sul lavoro spesso per salari insufficienti ad assicurare a se stessi ed alla propria famiglia un tenore di vita dignitoso o lavorando in nero. È snervante sapere che mentre noi ne parliamo qualcuno sta morendo nel solo tentativo di vivere onestamente e decorosamente. Siamo disgustati di ritrovare coloro che dovrebbero tutelare i lavoratori riuniti ad indignarsi soltanto ai funerali.

Valentina B.

6 commenti:

articolo21 ha detto...

Il finale di questo pezzo è reale e descrive bene lo stato d'animo di chi è sensibile a queste tematiche. Questa è una storia italiana ed una strage italiana, che continua a rimanere, nonostante l'atrocità delle cose, avvolta da un incredibile silenzio.

Anonimo ha detto...

La strage quotidiano sul lavoro nn si arresta. Solo oggi in Sicilia due operaio sono morti. Vi posto un articolo tratto dal sito www.lasiciliaweb.it.

Incidenti sul lavoro, morti 2 siciliani

A Resuttano un trentenne precipita dal tetto di un capannone, a Calatafimi un operaio di 44 anni viene fulminato da una scarica elettrica

CALTANISSETTA - Ancora due incidenti mortali sul lavoro in Sicilia. A Resuttano, in provincia di Caltanissetta, un operaio di 30 anni, Maurizio Castrianni, questa mattina è morto precipitando dal tetto di un capannone mentre stava effettuando dei lavori a una quindicina di metri dal suolo. L'incidente è avvenuto in contrada Ciampanella, nell'azienda cerealicola di Pietro Castrianni, familiare della vittima. L'uomo è morto sul colpo.

Un altro operaio di 44 anni, Rosario Di Gaetano, è morto a Calatafimi, nel Trapanese, in contrada Paganazzo; il suo collega 47enne Nando Ruggero Russo è rimasto gravemente ferito. Dipendenti della Sielte, azienda di installazioni telefoniche, i due sono stati fulminati da una scarica elettrica mentre lavoravano su un palo in vetroresina. Il ferito è stato trasportato all'ospedale Civico di Palermo con l'elisoccorso.

Anonimo ha detto...

Credo che sia necessario che anche nel nostro Comune venga sollevata la questione della sicurezza sui luoghi di lavoro cominciando a chiedere al Sindaco quali sono gli strumenti di cui dispongono i lavoratori comunali ,e non solo quelli della manutenzione, per autotutelarsi.E penso anche che il nostro Partito debba rivolgersi al Consiglio comunale perché chieda all'Amministrazione comunale una relazione sulle imprese, sui cantieri ,su tutti i luoghi di lavoro obbligati alla protezione e se questi sono sottoposti a controllo . Non é stato mai fatto nel passato e sarebbe giusto che si potesse incominciare.
Toti Costanzo
partinico 15 gennaio 2009

valentina ha detto...

INFORTUNI: UDINE, OPERAIO MUORE SOFFOCATO DA SEGATURA IN UN SILOS. Un uomo di 54 anni, Enrico Tami, e' morto stamattina a Leproso di Premariacco (Udine), travolto e soffocato dalla segatura contenuta in un silos. Secondo la ricostruzione fornita dai Vigili del Fuoco di Udine, intervenuti verso le 7, l'uomo, dipendente della ditta La Sole Est (che lavora la segatura), si era recato con il camion a recuperare la segatura in via Valussi, dal silos della ditta della quale e' titolare Claudio Macor. Tami ha apero il portellone del silos e ha iniziato a caricare. Poi, si presume per sveltire le operazioni, e' entrato nel silos, ma una massa di segatura gli e' precipitata addosso, soffocandolo. Si ritiene che l'infortunio sia avvenuto intorno alle 6.

Anonimo ha detto...

Giusto Toti, mi sembra assolutamente opportuno.

Gianluca Ricupati ha detto...

Anche io sono pienamente d'accordo con Toti. E colgo l'occasione per complimentarmi con Valentina, che nei suoi post trova sempre non solo argomenti urgenti ed interessanti, ma anche le parole più giuste per attirare l'attenzione e dare in qualche modo non solo l'informazione, ma anche un profondo sentimento emotivo. Anche stavolta di rammarico e sdegno nei confronti di tutti i problemi che ci circondano.